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Il principe

Racconto creato per l’XI Contest non competitivo Raynor’s Hall.
Tema estratto: “Principe”.

«Tra un’ora! Principe Edoardo!» gli riferì il suo servitore che uscì chiudendo la porta. Il principe stava godendosi un bagno rilassante all’interno della sua stanza. Era immerso in una vasca dalle medie dimensioni fatta in argento che era posizionata sul lato sinistro della stanza. Da lì, riusciva a guardare al di fuori della finestra su cui picchiavano gocce d’acqua sul vetro oscurato dalla notte. Si alzò dalla vasca e prese un campanello su un tavolino in legno di fianco. Lo scosse facendolo suonare. In men che non si dica, entrarono tre uomini vestiti in abiti eleganti che portavano degli asciugamani bianchi sulle braccia. Lo asciugarono e gli misero un asciugamano più grande intorno alla vita in modo che coprisse tutta la parte inferiore del corpo arrivando fino alle caviglie. Uno di loro gli prese dei vestiti dall’armadio vicino al letto e disse«Principe, le consiglio di indossare questi oggi.». Gli mostrò un paio di pantaloni bianchi semplici, una giacca bianca dalle cuciture dorate ed una camicia dello stesso colore. «No, metterò il solito. Lasciami la camicia bianca.» gli rispose con sufficienza. L’uomo ripose i vestiti nell’armadio e ne prese un panciotto grigio scuro, un paio di pantaloni ed una giacca nera. «Vuole gli stivali signore?» disse un altro. Edoardo fece segno di si e l’uomo si precipito verso un baule da cui prese degli stivali di pelle nera. Il principe si fece vestire dai tre uomini che lo lasciarono subito dopo aver finito. «Odio quando si fanno queste cose di notte!» esclamò ad alta voce anche se era da solo nella stanza. Si sedette al suo scrittoio «Meglio aggiornare il mio diario.» continuò a dire mentre intingeva il calamaio nella boccettina d’inchiostro.

Giorno XIV del mese III
La bella giornata, che si mostrò , mi fece pensare che sarebbe finita nel migliore dei modi, ma non fu proprio così. Ho sempre odiato occuparmi delle faccende quando è tarda notte e questo giorno rappresenta una delle giornate che odio di più.  Non sapevo che ci avremmo messo così tanto, ma, visto che siamo arrivati a questo punto, non posso ordinare di ritirarci.  

Il principe fu interrotto improvvisamente. «Principe Edoardo! E’ vicina!» esclamò un uomo che entrò bruscamente ed uscì subito. «Arrivo.» gli rispose Edoardo con molta calma. Si alzò ed indossò un soprabito nero che gli arrivava all’altezza delle gambe. Aprì la porta in legno e percorse il breve corridoio di legno fino ad arrivare ad una scalinata. Una volta in cima, c’erano degli uomini che lo stavano aspettando in fila ai lati della scala in segno di saluto. Superati, ne comparve un altro che subito disse «Pronti ad assaltare la nave Principe!». Insieme superarono un’altra rampa di scale che li portò all’esterno, sul ponte. La pioggia cadeva copiosamente sugli uomini che svolgevano le loro mansioni. «Il cappello principe.» un cappello a tre punte nero gli venne portato da un altro uomo. Il principe salì la scalinata che portava al timone. «Timoniere!» gridò «Dov’è questa nave?». Gliela indicò con l’indice ed Edoardo scrutò attraverso l’oscurità e la pioggia del momento. Vide un ombra molto vicina e che aveva l’aspetto di una nave. Prese una spada col fodero lì in terra e la estrasse puntandola in alto. Gridò «Uomini! Prepararsi all’arrembaggio!». Tutti gridarono in coro «Agli ordini Principe!». Non passò molto tempo che il capocannoniere gli riferì «Siamo a portata di tiro, Principe.». La risposta gli arrivò subito «Fuoco alle polveri!». In men che non si dica, scoppiò una scarica di palle di cannone. Si sentì il rumore dell’impatto sul veliero e, subito dopo, l’aria intorno fu immersa in un silenzio profondo. Passò qualche secondo in cui nessuno proferì parola finché non si sentì un boato provenire da lontano. Il sibilo si fece sempre più forte man mano che passavano i secondi. La nave del Principe fu colpita dalle palle di cannone del nemico. I danni non furono gravi perché furono soltanto tranciati alcuni pezzi della nave. «Colpiamo più duro, uomini!» esclamò il Principe. Fu lanciata una scarica di palle contro la nave avversaria. «Veloci! Colpiamoli ancora!» ordinò Edoardo. Si sentì, di nuovo, il fragore degli spari dei cannoni. Nel frattempo, la nave del Principe si era avvicinata molto alla nave nemica. «Prepararsi all’arrembaggio della nave!» gridò. Alcuni uomini presero dei rampini che lanciarono in direzione dell’altra nave ed, una volta assicuratisi della stabilità delle corde, cominciarono a percorrerle. La battaglia iniziò presto. Gli uomini del principe erano numerosi ed iniziarono ad uccidere tutti coloro che li sfidavano con la spada. Presto, anche il Principe Edoardo salì sulla nave nemica e, quando lo videro, molti dei nemici esclamarono buttandosi a mare «E’ il Principe! E’ finita!». Edoardo scambiò alcuni colpi di spada con vari uomini che osarono sfidarlo e che perirono per averlo fatto. Aprì la porta che portava al piano inferiore sfondandola con un calcio. «Dov’è il capitano di questa nave?!» urlò. Degli uomini in fondo alle scale con armi in pugno gridarono in coro «E’ il principe!». Subito si dileguarono lasciando il percorso libero ad Edoardo. Non appena scese le scale, urlò di nuovo «Capitano?! Dove sei?». Avanzava a passo lento e non si scontrò con nessuno poiché gli uomini di quella nave, che erano rimasti sottocoperta, si erano nascosti in angoli bui della nave nella speranza di non essere trovati. Sbam! Il principe sfondò una porta, poi un’altra e un’altra ancora continuando a gridare «Capitano!!!». La stanza in cui si trovava non era molto illuminata poiché, alle pareti, vi erano appese soltanto delle lanterne che emanavano luci fioche. Annusò un barile e disse «Ah! E’ vino!». Poi, si avvicinò ad un baule chiuso da un lucchetto. Tentò di romperlo sbattendoci sopra il manico della spada, ma i suoi tentativi furono inutili. Un debole rumore di piedi lo fece voltare e scansare il colpo di spada. Il colpo andò a vuoto. «Brutto manigoldo! Dovrai uccidermi per rubare ciò che trasporta questa nave.» disse l’uomo che aveva cercato di colpirlo. «Finalmente il capitano si fa avanti!» gli urlò Edoardo. Entrambi iniziarono a scambiarsi dei fendenti violentemente. I due uomini sembravano lottare alla pari finché Edoardo riuscì a disarmare l’avversario con un movimento rapido della spada. «Vi prego, non uccidetemi!» disse il capitano disarmato mentre si inginocchiava. «Fuori di qui! Mi fai pena!» gli gridò. «Uomini! Venite! I tesori di questa nave sono qui!» urlò nuovamente ai suoi uomini che, intanto, si erano fatti largo anche sottocoperta. Dopo aver trafugato il bottino ed, aver affondato la nave nemica, il principe ripartì col suo veliero pirata verso nuove razzie.

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