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I due “rapitori”

Storia creata per il Bando VI – Raynor’s Hall

 

Era una limpida e buia notte di luna piena. Il villaggio era immerso nell’oscurità e nella calma. Una giumenta nera camminava lentamente per quelle strade vuote e solitarie portando sulla sua groppa quello che sembrava un viandante, un tizio che indossava una lunga veste con un grosso cappuccio che celava completamente il suo viso. <<Devo trovare qualche lavoretto da fare Ombra. Non posso continuare a non mangiare per tutti questi giorni>> disse l’uomo al suo destriero con una voce molto cupa. <<Signore, sono stanchissimo. Riposiamoci in quella locanda>> disse l’altro in groppa ad un cavallo grigio e magro indicando le uniche finestre illuminate. <<Vedremo>> gli rispose facendo dirigere Ombra verso quella che sembrava una taverna. Sellarono i cavalli ad una staccionata appena fuori, mentre ascoltavano il chiasso e la musica proveniente dall’interno. Al centro della stanza, due uomini di mezz’età suonavano degli strumenti a corda, mentre, venivano accompagnati dalle leggiadre note del flauto di una giovane donna. Alcuni danzavano insieme a delle signore, altri sedevano bevendo idromele o birra. La porta si spalancò. Alla vista dell’uomo incappucciato, tutto si fermò. La musica si arrestò e tutti quelli occupati nelle proprie attività le cessarono iniziando a fissare il nuovo arrivato. Questi alzò il cappuccio mostrando il proprio volto. Era giovane ed aveva un viso limpido e curato sovrastato da capelli castani corti e spettinati. Il trambusto del locale riprese. Il ragazzo avanzò verso il bancone seguito dal suo servo. <<Salve, buonuomo>> disse il giovane rivolgendosi ad un uomo grosso intento a pulire un bicchiere di vetro. <<Abbiamo bisogno di cibo e di un posto dove stare>> continuò mentre il tizio dietro al bancone li squadrava per bene <<Accomodatevi a quel tavolo>> gli rispose indicando un tavolo di legno poco lontano. I due presero posto ed iniziarono a guardarsi intorno. <<Ehy, Rox. La vedi quella ragazza col flauto? E’ molto bella, vero?>> disse il giovane al suo servo che, subito, rivolse il suo sguardo alla ragazza che suonava <<Vi do pienamente ragione, signore>> gli rispose sorridendo. Intanto, qualcuno origliò la loro conversazione. Era un tizio barbuto che si trovava seduto al tavolo affianco. Questi riferì subito all’orecchio di un uomo grassoccio alla sua sinistra << Stanno parlando di Madelin. Stanno dicendo che è carina. Uno di quei due vuole fare il colpaccio>> terminò ridendo. La voce si incominciò a spargere per la sala mentre i due stranieri incominciarono a degustare dei cosciotti di capretto che erano appena stati serviti. Tutto rimase tranquillo finché la voce arrivò ad un tizio grosso con un armatura di ferro <<Gira voce che quei due hanno detto che vogliono catturare tua moglie. Forse dovresti fare qualcosa>>. L’uomo si girò verso Rox ed il suo padrone con sguardo iracondo. Si alzò e si avviò a passo svelto verso la loro posizione. Intanto, non si sentì più il suono del flauto poiché la donna si era accorta del comportamento furioso del marito, mentre, i due stranieri erano solo presi dal cibo sulla loro tavola. << Questa coscia di pollo è buon-aaah!>> il giovane non riuscì a terminare la frase che l’energumeno dall’armatura d’acciaio lo afferrò con le sue grosse e tozze mani. Gli fece sentire il tanfo di alcohol proveniente dalla sua bocca dicendogli<< Che siete venuti a fare qui? A rapire le nostre donne? >>. Il giovane non ebbe nemmeno il tempo di parlare che fu scaraventato violentemente contro un tavolo che si distrusse in tanti pezzi. Intanto, Rox, il suo servo, si rifugiò al di sotto  della tavolata dove c’era il loro cibo pregando di non essere visto. Speranza vana la sua. Il guerriero rivoltò la tavola facendo cadere tutto. Rox, allungò le braccia rivolgendo i palmi delle mani all’aggressore che, subito, gliele prese scaraventandolo contro le bottiglie di vino dietro al bancone. <<E adesso avete ancora il coraggio di rapire le nostre signore? >>. Il giovane si rialzò stordito e cercò di dire all’uomo con l’armatura << Ma cosa dite signore? Per chi ci avete presi? Non avevamo nessuna intenzione di…>> si fermò osservando lo sguardo dell’uomo che diventò ancora più iracondo. <<Voi avete ancora il coraggio di aprire quella boccaccia ragazzo? Via di qui>> disse il marito di Madelin mentre estraeva dalla schiena una grandissima ascia d’acciaio scintillante. <<Ok, abbiamo capito. Ce ne andiamo>> rispose il giovane. <<Rox, sei ancora vivo? Andiamo>>. <<Si, padrone>> rispose il malridotto servo. L’uomo grosso ritornò al suo posto fiero di aver scacciato quelli che per lui erano dei poco di buono, mentre, i due malcapitati se ne andarono a testa bassa dalla locanda. Una volta fuori, il giovane, rimessosi il cappuccio, si lamentò<<Rox è sempre colpa tua. Ovunque ti porto succede sempre qualcosa di brutto. Finalmente, mettevamo qualcosa tra i denti ed avevamo anche un posto per dormire>>. Ripresero i cavalli <<Padrone, io lo dicevo che non era prudente mettere piede nelle terre esterne, ma voi non mi avete voluto dare ascolto>>. <<Taci>> gli rispose l’altro trottando verso l’esterno del villaggio in direzione ignota. Il padrone, anche se temeva la notte, si incamminò su un sentiero illuminato solo dalla luce della luna.

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