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Il libro in piccolo

Oggi, vi propongo una serie di storie interconnesse tra loro da un libro limitandomi a 50 parole a storia.

All’interno della biblioteca, vi era un unico libro senza titolo e dalla copertina rossa. Si trovava alla posizione 5A finché un ragazzo non decise di prenderlo in prestito incuriosito dall’alone di mistero che lo circondava. Provò ad aprirlo esercitando sempre più forza, ma le pagine non si staccarono tra loro.

***

Il libro era poggiato sul tavolo della cucina mentre la donna preparava. Degli schizzi di limone, arrivarono fino alla copertina macchiandolo. Dopo un po’, usci del fumo nei punti in cui s’erano formate le chiazze che scomparirono in un attimo. Il libro si aprì da solo scorrendo velocemente alcune pagine.

***

Il ragazzo entrò in cucina e, subito, notò il libro aperto sul tavolo. Gli si avvicinò per dargli un primo sguardo senza toccarlo. Era scritto in corsivo, ma non riusciva a capire in che lingua. I simboli erano strani facendolo arrivare a pensare che non facessero parte di nessun alfabeto. 

Spero vi siano piaciute. Alla prossima!

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Pubblicato in: Blog, Storie

Una storia da 50 – La bestia

Oggi, ho deciso di accontentare Alice Jane Raynor scrivendo una “cortissima” storia XD

Un ringhio all’interno dell’oscurità. Una luce illuminò la caverna. Aveva appena estratto la spada che emanava un bagliore azzurrino e che, adesso, scopriva le fattezze del suo volto chiaro ed i suoi corti capelli castani ramati. Davanti a sé, vi era una piccola bestia dal pelo nero e denti aguzzi.

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Quando non si scrive

Che cosa faccio quando non scrivo?

Di solito, prima di rimettermi a scrivere sul blog faccio qualche partita alla play. Ultimamente, gioco un’oretta a Metal Gear e, poi, vengo qui. Se riesco a trovare del tempo durante la giornata per riordinare le idee e pensare, più o meno, a cosa scrivere mi sento più preparato e sereno quando apro il nuovo post.

Per mantenere un equilibrio sia mentale che fisico durante le mie giornate, mi dedico a fare attività fisica. Da quando ho cominciato ad andare in palestra, mi sono sentito meglio dopo un po’. Riesce ad equilibrare la nostra mente opponendosi allo stress da studio o da lavoro, così da farci sentire meglio mentalmente. Certo, l’importante è non stressare troppo il fisico perché, altrimenti, ci si sente troppo stanchi per compiere le attività quotidiane.

Inoltre, seguo anche un corso di inglese durante l’anno dove ho la possibilità di relazionarmi con nuove persone imparando la lingua in modo piacevole. Beh, mi serve anche per parlare con gli stranieri sul web che vengono visitare il mio blog Italiano ;).

E voi cosa fate quando non scrivete?

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Prendiamoci un caffè

wpid-img_20150919_124119.jpgSe ci prendessimo un caffè, dapprima, parlerei un po’ di me e di quello che faccio nella vita e, poi, cercherei di conoscervi meglio.

Se ci prendessimo un caffè, vi direi che inserire tra i miei hobby quello di scrivere un blog è stata una bella scelta perché posso condividere liberamente i miei pensieri contemporaneamente a fare pratica nello scrivere, il che la considero una buona cosa. Inoltre, sto seguendo il corso di “Writing101” che consiste nel darti ispirazione una volta al giorno per offrirti la possibilità di scrivere un post al dì e farti approcciare a diversi metodi con i quali scrivere.

Se ci prendessimo un caffè, vi direi che, adesso, sto giocando “Metal Gear Solid V The Phantom Pain” e che lo trovo fantastico. L’unico punto dolente sono le missioni secondarie che  scocciano un po’ alla lunga anche se sono a fin di bene, servono a potenziare l’equipaggiamento e la Mother Base. Beh, non starei a dilungarmi troppo perché ne parlerò in un post a parte.

Se ci prendessimo un caffè, vi racconterei di come mi sto appassionando ai libri di Andrzej Sapkowski ed alla saga di “The Witcher”. Scorrevole e piacevole da leggere.

Se ci prendessimo un caffè, non dormiremmo più perché ne avremo presi già troppi per oggi.

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Lettera al Playstation Plus

Carissimo Playstation Plus,

sei stato un grande amico da quando sei nato specialmente verso il tuo terzo anno di vita poiché mi hai regalato tante avventure indimenticabili in cambio di poco. Ho giocato parecchi titoli che non avrei mai acquistato grazie a te e mi sono divertito molto.

Oggigiorno, hai un altro servizio aggiuntivo con cui permetti ai giocatori di ps4 di accedere al multiplayer online per la maggior parte dei giochi. Ci regali tanti giochi indie e, a volte, ci accontenti con qualche AAA.

Spero che, un giorno, ritornerai ad essere quello di un tempo. La tua “Instant Game Collection” del periodo PS3 era impareggiabile e colma di tripla A. Il servizio del multiplayer online non ce lo dovevi concedere tu, ma potevamo fare direttamente da noi senza scocciarti.

Spero di riscriverti presto,

un videogiocatore che ti ammirava.

Pubblicato in: Videogames

Problema di Pad

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Qualche giorno fa, qualcuno come lex89, mi ha fatto riflettere riguardo l’utilità o meno di tutte le innovazioni che si stanno man mano introducendo nel mondo videoludico in generale. Sto parlando di comandi vocali, kinect, visori di realtà virtuale e altri tipi di controller con cui si vuole accompagnare o, addirittura, sostituire il pad. Si è cercato in tutti i modi di metterlo in secondo piano, ma lui è sempre lì protagonista indiscusso delle nostre console.

Per altri tipi di controller, intendo ad esempio, il playstation move, che lo vedo adatti solo a determinati tipi di giochi che sono stati sviluppati proprio in funzione di essi. Per la maggior parte dei videogames, viene utilizzato il pad che anche Nintendo è ritornata ad usare creandone uno che monta anche uno schermo.

Per quanto riguarda i controlli vocali, penso che possano essere utili nel momento in cui il pad non funziona. Quelli di ps4 non li ho utilizzati mai tranne quando la play mi ha introdotto alle funzioni vocali con un breve tutorial. Non saprei se, usarli nei giochi, mi piacerebbe oppure no perché non ho mai provato. A dir la verità, sono un po’ scettico.

Kinect, invece, permette di utilizzare l proprio corpo come controller. Sembrerebbe una cosa figa se non fosse che molte persone, come me, giocano per rilassarsi e non per fare attività fisica.

Non mi esprimo ancora sull’ultima novità, i visori di realtà virtuale, perché ancora non mi sono fatto un’idea ben precisa. Con questo vi lascio. A domani!!!

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La prima impressione e il giudizio

<<Lascia perdere, non c’è mai una seconda occasione per fare la prima impressione. Vieni, beviamoci piuttosto una birra>>

Ranuncolo a Geralt in “La spada del destino”

La citazione l’ho presa da “La spada del destino” di Andrzej Sapkowski. E’ il secondo libro della saga di libri a cui si sono ispirati i Cd Project Red per lo sviluppo di “The Witcher”, videogioco a cui mi sono appassionato solo ultimamente col terzo capitolo. Questo libro, come il precedente, “Il guardiano degli innocenti”, lo trovo veramente bello e piacevole da leggere tanto che non riesco quasi a staccare gli occhi dalle pagine. E’ come se fossi imprigionato in un incantesimo. Sicuramente, li consiglio.

La prima impressione è veramente così importante? Geralt, il protagonista del racconto, ci dimostra di no poiché, nonostante il male che le persone pensano di lui non appena lo vedono a causa del suo aspetto e dei pregiudizi, si rivela come un essere buono e con una propria morale. Infatti, a tutti dovrebbe esser concessa l’occasione di dimostrare agli altri la propria essenza inizialmente, ma la natura umana porta a far soffermare gli altri alla sola superficie in un primo momento. Questa opinione improvvisata può condurre ad un’ errata valutazione di un individuo che viene giudicato in modo troppo positivo o troppo negativo. Spesso, l’errata opinione che ci creiamo viene affiancata da stereotipi e pregiudizi che hanno soltanto l’utile di guidarci in maniera sbagliata.

Un analisi più approfondita della saga di Sapkowski preferisco farla una volta aver terminato la lettura di tutti i libri perché, penso, che ne possa uscire qualcosa di interesante. Vi lascio che ho fatto anche tardi. A domani! Credo…

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Lo spazio per scrivere

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Oggi, parlerò delle mie abitudini riguardanti la scrittura del blog, quali sono gli strumenti che uso e dove scrivo di solito.

In questi ultimi giorni, sto scrivendo almeno una volta al dì dopo aver completato la mia giornata quando riesco ad essere più libero con la mente. Se mi capitano degli sprazzi di tempo libero in altri momenti, li utilizzo per abbozzare qualche primo pensiero riguardo quello che completerò la sera.

Quando scrivo, uso quasi sempre il mio portatile. Solo una volta, ho provato a scrivere un post col mio cellulare, ma non è stato molto pratico. Un altro strumento che utilizzo è il sito “The daily Post” che tiene dei corsi di blogging e, proprio in questo periodo, sto partecipando ad uno di essi “writing101” dove ogni giorno viene assegnata la scrittura di un post attraverso delle forme di ispirazione sempre più nuove. Uno degli strumenti più importanti di un blogger, secondo me, è un taccuino o qualcosa su cui prendere appunti. Beh, io sto utilizzando il mio cellulare con la app Simplenote, con la quale è possibile prendere appunti, e, ogni tanto, ci scrivo qualcosa. Capitasse che devo almeno accennare ad un argomento di cui mi manca qualche nozione, uso Wikipedia.

Infine, per me, l’ambiente di scrittura deve essere un luogo dove vi è tranquillità e pace. Ad esempio, proprio adesso sto scrivendo al buio con la sole luce di schermo e tastiera. Non dimentichiamoci che devo star seduto comodo alla mia scrivania.

Bene, per oggi, è tutto. Vi lascio con un sondaggio. Fatemi sapere la vostra anche con un commento se volete.

 

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Il lato oscuro dello studio

Oggi, cito questo tweet che ha attirato, in maniera particolare, la mia attenzione perché esprime dei concetti che ho sempre pensato fossero veri. Io ho tre interpretazioni.

Studi, studi, studi, e alla fine, sei abbastanza fortunato da scoprire il più grande dono dell’educazione: che non sai niente di niente

  1. Studiare e accumulare tanti concetti uno dopo l’altro ti fa rendere sempre più consapevole che, alla fine, non è sufficiente per prepararti al mondo che ti circonda, la realtà. Il mondo dei libri è più una sorta di guida teorica su cosa dovremmo affrontare fuori. Ad esempio, limitarti a studiare libri di chirurgia, non ti permette di essere un chirurgo perché non sai farlo nella pratica, ma hai solo un’idea teorica su come si debba fare, oppure, studiare geografia ti dà soltanto un’idea dei paesi al di fuori della tua nazione, ma è tutt’altro esplorarlo personalmente poiché, sul campo, si provano varie sensazioni e sentimenti che si collegano permanentemente ad un determinato posto facendotelo, così, conoscere veramente.
  2. Durante gli anni di scuola e universitari, ci vengono date così tante nozioni e concetti che non possiamo ricordarli tutti alla perfezione. Tutto lo studio che abbiamo portato avanti nel corso degli anni, se non viene rimembrato abitualmente, viene perso ed, alla fine, non ci ricordiamo parecchie cose che avevamo studiato e che, magari, sapevamo anche dire alla perfezione ad un’esame. Infatti, non vi è mai capitato che, dopo pochi giorni di distanza da una prova, non vi ricordavate granché?
  3. L’essere umano ha sempre da imparare e non può essere onnisciente. Anche se pensasse di sapere tutto, in realtà, affronterà una vicenda nuova per lui presto o tardi e la prima cosa che imparerebbe da questa sarebbe che non sa.

Spero che la mia riflessione vi sia piaciuta. Fatemi sapere cosa ne pensate voi al riguardo.

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Ispirarsi ad una foto

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Oggi mi ha ispirato questa foto che esprime un certo senso di libertà. Un momento breve, ma intenso in cui ci si sente in grado di fare qualunque cosa vogliamo.Ho pensato e ripensato contemplando quest’immagine ed, alla fine, mi sono venuti in mente gli open-world. In effetti sono stati creati giochi caratterizzati da mappe immense dove è possibile spostarsi per chilometri e chilometri facendo praticamente quasi tutto quello che si vuole.

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L’esempio più lampante di libertà assoluta è la famosa saga di “Grand Theft Auto” di Rockstar, gioco famoso per la sua ricchezza di contenuti e per i suoi personaggi carismatici, ma anche per le numerose critiche riguardo la violenza e la vita criminale dei protagonisti dei personaggi. La BBC ha anche sviluppato un film riguardo il creatore della serie e della controversa uscita del primo gioco.

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Un’altro titolo open-world da ricordare, è “Red Dead Redemption“, titolo sempre di Rockstar ambientato nel selvaggio West dove è possibile muoversi a cavallo su una vastissima area di gioco. Giocandolo si ha la sensazione di essere come in un film western grazie, non solo alle ambientazioni, ma anche alle musiche molto simili ai film con quel tipo di ambientazione.

Inoltre, mi vengono in mente le saghe di Bethesda. Sto parlando di “The Elder Scrolls” e “Fallout“. Il primo è basato su un’ambientazione fantasy e si svolge in una vasta terra immaginaria, mentre, il secondo è ambientato in un mondo post-apocalittico. Entrambi sono dei bellissimi GDR in cui vi è piena libertà di azioni ed il numero di missioni da compiere è vastissimo.